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Dalla circolare di marzo-aprile 2017

Chiese evangeliche valdesi di Bordighera-Vallecrosia Sanremo Imperia
Pubblicato da in Cronaca ·
 
Grande festa a Bordighera e Vallecrosia per il 17 febbraio                              
 
Domenica 19 febbraio si è celebrato il culto nel tempio di Bordighera per ricordare la concessione delle regie Patenti albertine ai valdesi nel 1848. Più di cento persone hanno assistito alla funzione, non solo valdesi ma anche cattolici, ebrei e agnostici.
 
 
Il culto è stato solennizzato dalla partecipazione della corale di Angrogna, dalla musica del violino di Corrado Trabuio e della tastiera di Saviana Crespi. Il tempio è stato colmato completamente da una folla attenta e partecipe: da molto tempo un tale concorso di gente non si era verificato!
 
 
Ci si è quindi trasferiti alla Casa Valdese di Vallecrosia dove tutto era pronto per una “gigantesca” agape. Più di 140 convitati a riempire il salone ristorante sotto l’attenta supervisione di un team di sorelle che hanno preparato e condotto con perizia l’intero evento.
 
 
Nel pomeriggio via libera a musica e parole in amicizia! Dopo una breve introduzione di Elisa Bondente sul significato storico e religioso della giornata ed il saluto del Pastore Jonathan Terino, si sono avvicendati al microfono la corale di Angrogna presentata e condotta da Anne Pilloud, le varie comunità presenti che hanno portato il loro saluto: la comunità ebraica di Mentone, l’ANPI, le autorità locali rappresentate dal Sindaco di Vallecrosia, Ferdinando Giordano. Il pomeriggio è proseguito con i canti della nostra sorella filippina Lei Garcia seguiti dai canti del gruppo musicale Oasi di Sanremo, diretto da Saviana e Daniele. Un ultimo tè guarnito ha concluso la giornata di festa.
 
 
Le comunità del Ponente ligure: Sanremo, Bordighera e Imperia ringraziano tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata di festa con il loro lavoro, l’organizzazione e coordinamento, in particolare la CSD, che ha permesso l’apertura della Casa, e la responsabile di struttura Elisa Rubboli.      Elisa Bondente

 
 
Amicizia
 
Albert Camus diceva “Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico.”
 
 
Abbiamo davvero camminato insieme ed eravamo tanti, per organizzare quella splendida festa che è stata domenica 19 febbraio. Da un’idea lanciata a novembre con un po’ di sfida a noi stessi, il progetto si è sviluppato ed è riuscito oltre ogni aspettativa. Chi lo avrebbe creduto? Io per prima no di certo! Abbiamo parlato a lungo con Wanda su cosa dire, cosa fare, chi invitare, come muoverci… e le persone sono arrivate, si sono presentate e hanno offerto il proprio aiuto in mille modi diversi. Non è sempre stato facile, ma quando c’è l’amicizia e la buona volontà tutto si concatena e va a posto magicamente.
 
 
Qualcuno diceva di pagare una quota e lasciar fare tutto alla Casa Valdese di Vallecrosia.  Certo, forse sarebbe stato più facile ma molto meno coinvolgente. Ci saremmo perse l’affanno di organizzare tra le tre comunità i piatti da portare, la paura che il cibo non fosse sufficiente e cosa preparare per i fratelli ebrei di Mentone, ma credo che proprio questo interagire, sentirsi mille volte al telefono e via Whatsapp, magari mugugnare, sia stato il sale di tutta la “faccenda”.
 
 
Cari miei, siamo sorelle e fratelli di fede, qualcuno magari la pensa diversamente o non si riconosce in noi ma quando si lavora in amicizia ci si “cammina accanto” come dice Camus.  E ognuno mette del suo e aiuta l’altro e tutti insieme si riesce al di là dell’immaginabile.
 
Il tempio di Bordighera pienissimo, gli interventi musicali di Corrado e Saviana, il Pastore che illustra ai bambini il significato di libertà mediante un barattolo di insetti…e poi oltre 140 convitati all’agape della Casa Valdese!
 
 
Grazie a tutti care amiche e amici!  A Enrico Mariotti della CSD, a Elisa Rubboli super-padrona di casa, ai Pastori Terino e Coisson, alla corale di Angrogna, a Lei Garcia, al gruppo Oasi, a Wanda e Sergio, al cuoco Giuseppe, a Donatella e Maria, a Liselotte e Anna, a Tina e Lucia, a Emma, alle comunità di Sanremo, Bordighera e Imperia… E se dimenticassi qualcuno? Impossibile. Se anche non vi trovate scritti qui, siete nel nostro cuore per sempre!              Elisa Bondente

 
 
Chanukkà, la festa ebraica delle luci
 
    Il 26 gennaio scorso, a Mentone, un gruppo di valdesi del ponente ligure ha partecipato a questo evento ebraico che ricorda quando, nel II secolo a.C., i maccabei prevalsero sui greci, che volevano spogliare gli ebrei della propria identità: a consacrare il nuovo altare del Tempio di Gerusalemme fu una piccola quantità d’olio, che per miracolo diede la luce per otto giorni. Ogni famiglia ebraica accende la “Chanukkà” (il candelabro a nove bracci) per otto sere in casa, vicino alla finestra, per mostrare il miracolo, e da qualche anno si celebra anche in strada per condividere con tutti i cittadini l’accensione dei lumi.
 
A Mentone l’incontro ha avuto luogo nel piazzale davanti al Museo Cocteau, qui si sono incontrati i rappresentanti della comunità ebraica, alcune autorità pubbliche, il pastore valdese Jonathan Terino, ma anche alcuni giovani liceali che, insieme, hanno partecipato all’accensione delle luci.
 
Quella dell’accensione dei lumi in luoghi pubblici è ormai un’occasione molto sentita da tutti, perché – come sostiene il rabbino Shalom Hazan di Roma – “il messaggio è universale, soprattutto in questo momento particolarmente buio: illuminare l’oscurità. E un messaggio di speranza che esprime la fierezza della propria identità, nel rispetto delle altre”.
 
Dopo questo appuntamento sono seguiti altri momenti di condivisione, in particolare una decina di membri della comunità ebraica di Mentone hanno partecipato alla celebrazione della ricorrenza del 17 febbraio a Bordighera e presso la Casa Valdese di Vallecrosia.

 
 
“L’amore ci spinge verso la riconciliazione”
 
È questo il tema che le diverse confessioni cristiane di Sanremo, insieme, hanno sviluppato per la celebrazione ecumenica della Parola di Dio, lunedi 23 gennaio, presso la Concattedrale di San Siro a Sanremo.
 
A ricordare le mura di divisione che ostacolano la comunione e l’unità dei cristiani sono stati portati, simbolicamente, dei mattoni a indicare ognuno un peccato: mancanza d’amore, odio e disprezzo, false accuse, discriminazione, persecuzione, comunione spezzata, intolleranza, guerre di religione, abuso di potere, chiusura, orgoglio. Alla fine il muro di divisione è stato smantellato e i mattoni disposti a forma di croce.
 
La Chiesa si è poi illuminata da centinaia di candele accese. “Una candela accesa è un simbolo profondamente umano: illumina le tenebre, crea calore, sicurezza e comunità. Simboleggia Cristo, luce del mondo. Possa la luce di Cristo operare la riconciliazione nei nostri pensieri, nelle nostre parole e opere”.
 
Una serata molto partecipata da tutta la popolazione e anche la nostra comunità valdese è stata ben presente, a sostenere questa occasione di sincero ecumenismo. Wanda Malan
 
 
Nel contesto della “Settimana di preghiera per l’unità delle Chiese”, la Chiesa Valdese di Imperia ha invitato il Vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia, Guglielmo Borghetto, e il sacerdote Alberto Casella, responsabile per l’Ecumenismo nella medesima Diocesi, a un incontro di preghiera comune.
 
L’evento si è svolto mercoledì 18 gennaio alle ore 20,30 con una nutrita partecipazione di fedeli di entrambe le comunità.
 
La sala era gremita, l’attenzione assoluta e il coinvolgimento significativo. Il nostro Pastore Jonathan Terino ha iniziato la liturgia con una riflessione sul significato dell’incontro quale espressione della volontà di crescere insieme nella Parola condivisa e agita nel nome di Cristo.
 
Il tema dell’ulteriore riflessione ha riguardato un argomento di grande interesse umano e spirituale: quello della riconciliazione (Lettera di Paolo ai Corinzi, cap. V v.16-20). La Chiesa nasce plurale e Paolo ne difende il ministero della diversità di pensiero e si appella alla parola di Cristo, secondo la quale siamo - grazie a Lui – nuove creature in un mondo rinnovato. Perciò non siamo più condannati né a ripetere il passato né a conformarci al presente.
 
In Cristo, dunque, siamo una nuova creazione che deve rivolgersi a Lui come rinnovata e grazie a Lui possiamo guardare al mondo con la lente della riconciliazione.
 
Terminata la riflessione del nostro Pastore, ha preso la parola il Vescovo, che ha focalizzato la sua attenzione sulla parabola del “Figliol prodigo”, ponendosi la domanda: “Chi è il figliol prodigo?”.
 
Dopo un’attenta disamina della parabola, il Vescovo ha messo l’accento sulla possibilità di ottenere un arricchimento reciproco dal confronto dialettico, ma al tempo stesso aperto e rispettoso delle diverse posizioni, giungendo alla conclusione che il figliol prodigo riconciliato con il padre può essere la metafora dell’uomo che viene salvato dalla Grazia, che lo riconduce al Padre. Caterina Garibbo


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